Dalla concentrazione dei brevetti alla fragilità economica degli studenti, fino ai consumi energetici degli atenei: una fotografia dei punti di forza e delle criticità del sistema universitario italiano.

Il sistema universitario come leva di sviluppo economico e sociale, ma anche come organizzazione chiamata a misurarsi con sfide strutturali di sostenibilità. È questo il filo conduttore del Quinto Rapporto dell’Osservatorio MHEO – Milan Higher Education Observatory, presentato il 23 febbraio scorso nell’ambito delle attività di MUSA.

Il Rapporto, intitolato “The University Factor – Impatto economico e sostenibilità dell’istruzione terziaria e dell’università”, analizza in modo sistematico tre dimensioni: l’evoluzione dell’istruzione terziaria, l’impatto economico e sociale delle università e la sostenibilità ambientale, sociale ed economico-finanziaria degli atenei italiani.

Brevetti e spin-off: innovazione ancora concentrata

Sul fronte della Terza Missione, il Rapporto evidenzia una crescita dell’attività brevettuale universitaria in Europa (+64,5% tra 2000 e 2020), con l’Italia che contribuisce per il 6,6% alle domande accademiche europee. Tuttavia, il sistema risulta fortemente polarizzato: pochi atenei concentrano circa il 50% dei brevetti concessi e il Nord rappresenta il 47% del totale nazionale, con la Lombardia al primo posto (29%).

Analoga concentrazione territoriale emerge per gli spin-off universitari, in larga parte localizzati al Nord (47%) e prevalentemente generati da atenei di grandi dimensioni. Dopo il picco del 2018 (86 nuovi spin-off), il numero di nuove iniziative è sceso a 20 nel 2024, complice l’incertezza post-pandemica e un quadro regolatorio più restrittivo. Le imprese nate dalla ricerca mostrano una buona capacità di sopravvivenza, ma restano di piccola dimensione e con limitata crescita internazionale.

Studenti e fragilità economica

Un capitolo è dedicato al benessere economico-finanziario degli studenti dell’Università degli Studi di Milano. I dati mettono in luce vulnerabilità diffuse.

Il 57,6% degli studenti non lavora e dipende dal sostegno familiare, mentre circa un terzo dei lavoratori sostiene carichi orari importanti, generando un trade-off significativo tra impegno lavorativo e continuità didattica.

Un terzo degli studenti può coprire al massimo 100 euro con risorse proprie e chi non riesce a risparmiare presenta tassi di ansia (56%) e depressione (40%) più elevati rispetto ai colleghi con maggiore stabilità economica. L’affitto rappresenta la principale voce di spesa per chi vive fuori casa (circa 730 euro), con impatti diretti sulla qualità della vita universitaria.

In questo contesto, la competenza finanziaria incide direttamente sul benessere psicologico, con divari di genere marcati: il 55% risparmia senza strumenti dedicati, evidenziando scarsa alfabetizzazione finanziaria e gestione non informata

Sostenibilità: passi avanti, ma l’autoproduzione resta marginale

La Sezione III affronta il tema della sostenibilità degli atenei lungo tre pilastri – ambientale, sociale ed economico-finanziario. Tra il 2015 e il 2021 il consumo energetico delle università italiane è aumentato del 24,1%, mentre l’autoproduzione, pur cresciuta del 300%, copre ancora solo il 2% del fabbisogno complessivo. Un dato che evidenzia margini rilevanti di miglioramento sul fronte dell’efficienza e della produzione da fonti rinnovabili.

Sul piano finanziario, il rapporto tra tasse universitarie e Fondo di finanziamento ordinario (FFO) è diminuito del 25% tra il 2016 e il 2023, segnalando una crescente dipendenza dai trasferimenti pubblici. Le entrate complessive risultano sostanzialmente stabili nell’ultimo decennio, grazie al rafforzamento dell’FFO che ha compensato la riduzione delle entrate da contribuzione studentesca.

Un osservatorio per politiche evidence-based

Promosso da UniMi e integrato nello Spoke 6 di MUSA, MHEO nasce con l’obiettivo di monitorare in chiave evidence-based il sistema di istruzione terziaria milanese e lombardo, rafforzando il dialogo tra università, imprese e pubbliche amministrazioni.

Il Quinto Rapporto conferma come l’università rappresenti un fattore strategico per la competitività territoriale e la coesione sociale. Ma, allo stesso tempo, mostra con chiarezza le tensioni strutturali che attraversano il sistema: concentrazione dell’innovazione, fragilità economica di parte della popolazione studentesca, dipendenza crescente dai fondi pubblici e ritardi nella transizione energetica.

Un quadro articolato che chiama in causa governance, politiche di finanziamento e capacità di integrazione tra didattica, ricerca e terza missione per rendere l’istruzione terziaria sempre più sostenibile e inclusiva.