Riportiamo l’articolo di Giovanna Iannantuoni, presidente della Fondazione Bicocca e di MUSA, pubblicato su Corriere della Sera Milano il 1° marzo 2026.
Milano è una città che corre, e lo fa con un’energia rara nel panorama europeo: capacità di attrarre talenti, investimenti, imprese, cultura.
Ma la velocità, da sola, non definisce la qualità dello sviluppo. La vera sfida è far coincidere crescita e benessere diffuso: la competitività di una metropoli si misura anche nella salute dei suoi cittadini, nella qualità dello spazio pubblico e nella capacità di prevenire i problemi prima che esplodano. La salute non è un capitolo sociale separato; è un’infrastruttura strategica.
Per questo, nel quartiere milanese Bicocca, prende avvio uno studio epidemiologico pilota dedicato alla prevenzione cardiovascolare, con un valore che va oltre la medicina: è lo studio Bea (Bicocca epidemiological assessment of cardiovascular risk factors), sviluppato nel progetto Musa (Multilayered urban sustainability action), l’Ecosistema dell’Innovazione che riunisce atenei milanesi e attori pubblici e privati.
Non è solo ricerca accademica, è un segnale di metodo amministrativo. Un ecosistema funziona quando la conoscenza diventa capacità di governo, cioè decisioni pubbliche basate su dati. La prevenzione cardiovascolare è un terreno emblematico perché tiene insieme ambiente, lavoro, stili di vita e accesso ai servizi.
L’intervento
Prevenzione e rischi. La missione Bicocca
Il cuore non è solo un organo: riflette l’interazione tra scelte individuali e contesto urbano.
Per questo può diventare laboratorio avanzato di politiche urbane fondate su evidenze. Bea costruisce una fotografia aggiornata del rischio considerando non solo pressione o colesterolo, ma anche aria, rumore, traffico, verde, condizioni abitative, fragilità sociale e salute mentale. La scienza definisce tutto ciò «exposoma»: l’insieme delle esposizioni quotidiane che, nel tempo, determinano traiettorie di salute. Cambia con il quartiere, con la possibilità di muoversi a piedi, con il tempo libero disponibile e con la qualità del lavoro.
Ne deriva una conseguenza politica chiara: la prevenzione non è solo responsabilità individuale, è anche pianificazione urbana. Una città ben progettata diventa alleata della salute; una città diseguale diventa moltiplicatore di rischio.
Lo studio Bea ha coinvolto oltre 800 residenti selezionati casualmente, offrendo screening gratuiti e valutazioni cliniche avanzate. È un esempio concreto di «terza missione»: la ricerca torna nella comunità producendo benefici immediati e aumentando la capacità del sistema pubblico di leggere bisogni reali. Non solo elettrocardiogrammi e analisi, ma anche dati su stile di vita, sonno, stress e condizioni sociali. Persino microbiota e contaminanti ambientali emergenti diventano strumenti di prevenzione anticipata.
Il valore istituzionale sta nella multidisciplinarietà: cardiologi, epidemiologi, psicologi ed esperti ambientali lavorano insieme. È la stessa integrazione che spesso manca nella governance urbana, dove i problemi sono divisi in competenze separate. Qui la salute diventa linguaggio comune tra mobilità, urbanistica, welfare e ambiente.
Musa mostra la sua funzione più strategica: trasformare la ricerca in infrastruttura permanente di policy. I dati non servono solo al singolo cittadino ma orientano decisioni pubbliche: dove localizzare servizi, come progettare lo spazio pubblico, come ridurre disuguaglianze sanitarie. Prevenire significa governare meglio: investire dove il ritorno è maggiore in anni di vita sana, sostenibilità e fiducia. Questo è anche un tema di responsabilità politica.
Una città che misura i rischi deve poi assumersi il compito di intervenire sulla mobilità, sull’abitare, sulla distribuzione dei servizi, sulle disuguaglianze territoriali. Lo studio si è da poco concluso e i risultati saranno presto disponibili. Ma il valore è già evidente: mettere insieme prevenzione cardiovascolare, scienze sociali e ambientali, innovazione e attenzione alle fragilità, con un patto trasparente con i cittadini.
Milano ha la forza per essere non solo una capitale economica e culturale, ma anche un riferimento europeo nel governo della salute urbana, quartiere per quartiere, con metodo, responsabilità e visione.